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Unità operativa mielolesi

L’Unità Operativa MIELOLESI degli Istituti Clinici di Perfezionamento (ICP) di Milano nasce nel 1959, prima in Italia e fra le primissime in Europa svolge un'attività essenzialmente di recupero, di riabilitazione e di reinserimento nella Società del paziente mieloleso.

Sorta 50 anni fa, con il nome di DIVISIONE PARAPLEGICI, l’attuale U.O.Mielolesi  ha assistito in tutti questi anni centinaia di persone affette da lesioni midollari che hanno considerato, e continuano a considerare il nostro Centro, un importante punto di riferimento.

Esigenze e bisogni sanitari da soddisfare

Secondo i dati del Ministero della Salute, vivono in Italia 60/70 mila di persone con lesione midollare con un’età media al di sotto dei quarant’anni. L’incidenza, ovvero il numero di nuovi casi all’anno, è stimato in circa 50 casi/milionedi abitanti con una netta prevalenza di lesioni traumatiche (incidenti stradali, sport, lavoro…) seguite da quelle non traumatiche.
Le lesioni midollari rappresentano una delle piu' complesse e invalidanti patologie. La perdita dell’ integrità  fisica, della funzione motoria degli arti inferiori o dei quattro arti e delle normali funzioni fisiologiche,  hanno conseguenze sul piano fisico, psicologico e sociale con un impatto notevole sulla vita del paziente e su quella dei suoi familiari.
L’attenzione al paziente para o teraplegico non si limita alla cura delle complicanze derivanti dalla immobilità ( retrazioni muscolo-tendinee, anchilosi ,  ulcere cutanee e alterazioni funzionali dell’apparato intestinale e vescicole) ma soprattutto al recupero delle capacità residue per il raggiungimento del più alto grado di  autonomia compatibile con  la lesione  nonché allo sviluppo di potenzialità per una veloce reintegrazione familiare e sociale.
Permettere al paziente di rientrare al proprio domicilio significa, per esempio, indirizzarlo per le modifiche e supportarlo nelle scelte necessarie affinché la sua casa sia adattata alle sue esigenze e senza barriere architettoniche.
Anche per quanto riguarda l’inserimento lavorativo sono necessari  contatti con scuole di formazione e con centri per l’abilitazione della patente di guida.
La cura del paziente affetto da disabilità non si esaurisce quindi nel periodo  post-acuzie ma dura tutta la vita. La prevenzione dei danni secondari e terziari richiede un followup a distanza e un continuo  coinvolgimento della famiglia e delle strutture sanitarie preposte con costi molto elevati per la società.
E’ necessario quindi attivare una serie di contatti con strutture e presidi della “ rete riabilitativa” per garantire un intervento globale nel rispetto di tutte le esigenze del soggetto disabile.